Logo blog

Logo blog

sabato 20 giugno 2015

"COSA ASPETTI?" di Maria Francesca Consiglio

RACCONTO

Cosa aspetti? (mi chiedi). Qui, sola nell'oscurità, io nata stella, bisbiglio soffiando sulla fiammella dell'anima. Penelope, la badante del mio cuore, mi aiuta a disfarlo, srotolandolo, con l'auspicio che infine possa divenir come il tuo; un'essenza invisibile poiché nel visibile sarebbe come il padrone che cerca la carezza dal suo piranha. Ogni pulsazione cola metallo sul respiro, lo fa ardere d'epilogo funesto certo ed infine esso diviene una mano estranea sulla gola, come una rete piena di squali liberati sul petto, vele issate controvento sulle tempie. Fra le mie dita stringo il ritratto del tuo cuore, imponente ed impotente; Penelope cerca di strapparmelo via affinché possa replicare fedelmente i non tratti di quel tuo organo che non soffre ma fa soffrire. Mi guarda Penelope e comprende che manchi alle mie vene come manca Ulisse ad Itaca. Giunge Eros, odiato ed amato, e scocca santi Cristiani contro il tuo cuore diseredato dall'amore. Ahimè Eros dispettoso, che giochi a tirar frecce sempre dispari ed impari, anche tu rinunci alla speranza che certi esseri infine possano provarti, sentirti e sentirsi. Ancora mi cullo nel buio nel quale il nulla diviene tutto; invoco gli Inferi nell'oscurità, e con esso le passioni che alitano gelide per gli amanti. Francesca tu comprendi la crudeltà dell'amore che mi è impedito di vivere, dell'amor errato che m'erra dentro! Cleopatra il veleno che ti uccise io sorseggio ogni giorno senza voler perire, come una medicina del curatore che sperimenta su di me, sul mio amor che potrebbe essere sano se solo scavalcassi l'immensità dei tuoi occhi, ma io son cavia consapevole. Quando tu tornerai dal tuo viaggio nella vita d'ogni dì e salperai sulle mie spiagge, cornici della tua irrealtà, delle tue fughe dalle responsabilità io ti stringerò ancora e piangerò stelle sul tuo cuore oscuro. Quando ti sfiorerò e morirò d'emozioni maledette tu sarai nuovamente petali e spine sulla mia pelle, sangue e miele sulla bocca. M'aprirei la testa come a strappar un foglio in due per mostrarti che tu danzi dentro, con la mia pelle a farti da tutù, come se non avessi altro palcoscenico che la mia mente grigia, che il pubblico dei miei narcisismi compulsivi, che il mio cuore è disastrato dall'amore che provo per te, che maledico come la madre maledice il figlio degenerato che pur ama, nonostante le costi la vita. Gocciola sulla mia bocca zuccherina maledizione, spellami le labbra con l'unghia da rapace. Piango il tuo amore come gli altri piangono il mio. Mi presto all'amore senza amore come tu ti presti a me, senza amarmi.
© Maria Francesca Consiglio - all rights reserved.

Nessun commento:

Posta un commento