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mercoledì 10 giugno 2015

"IL BLU NON E' UN COLORE" di Tamara Marcelli (Recensione di Stefania Mende Bergo)



RECENSIONE

IL BLU NON E' UN COLORE

"SE PENSO A “DONNE CHE SI FANNO MALE” DI MILLER 

Dolore nascosto, ferite visibili. Donne in guerra con se stesse: alcune hanno vinto, altre non ce l'hanno fatta a rivedere la luce. Le donne di cui parlo non sono cadute in un conflitto bellico, e nemmeno vittime dell'aids, ma per mano propria. Uccise dall'alcool, dalla droga, dall'anoressia, dalla bulimia, dalle diete ossessive, dalle conseguenze di bruciature o dai tagli autoinflitti e da cento altri modi di farsi male. Alcune si sono suicidate. Tanti possono essere i tentativi per comprendere e spiegare le motivazioni profonde per cui una donna arrivi a ferirsi, per annientarsi. Tanti possono essere i commenti. Ma non è tutto così semplice come sembra. Ci sono dolori antichi portati dentro nella segretezza più cupa che non sono affatto semplici da comprendere, né tantomeno da riconoscere. Il silenzio di donne apparentemente tranquille, la rabbia che affiora a momenti per poi esplodere nel buio di una stanza, o in ginocchio davanti ad un wc...sentirsi vuote dentro prima e riempirsi brutalmente, vomitare per sentirsi vuote dentro dopo. Il bisogno di dare sfogo a quella rabbia che soffoca, che non può avere parole. Di sperimentare il controllo sul proprio corpo, di esprimere la vergogna, per procurarsi così un certo sollievo. Quella sensazione di “liberazione”, di leggerezza. La rabbia ti ribolle dentro come in un vulcano e alimenta costantemente e continuamente questi atti che ai più risulteranno sempre inspiegabili. E chi ne soffre è solo. Da dove vengono?C'è chi vive per anni e anni con vaghi ricordi, flash improvvisi, quasi sconosciuti, oppure non ha ricordi, solo sintomi. Insicurezza, senso di inadeguatezza, inquietudine, insofferenza, insoddisfazione, odio per la propria immagine. I disturbi nella condotta alimentare non nascono improvvisamente, forse provengono da lontano, dal passato. Ci sono azioni, atti che esprimono il bisogno di allontanare gli altri e, contraddittoriamente, di scacciare la solitudine. Possono aiutare a sentirsi vivi quando sembra di sprofondare in un buio intorpidimento. Quella rabbia, poi l'angoscia, una tensione insopportabile. Complessivamente sono un grido d'aiuto rivolto agli altri, la richiesta di quella protezione che durante l'infanzia è stata negata o turbata. O non sufficiente. Ma perché questi disturbi colpiscono maggiormente le donne? Perché questo sentimento di distruzione, questa rabbia compressa per anni che quando decide di esplodere lo fa rivolgendosi terribilmente contro se stesse? Dicono che gli uomini agiscano l'aggressività verso l'esterno, mentre le donne verso l'interno. Li chiamano comportamenti autolesionisti o autodistruttivi. Ma cosa vuol dire? Non è un tema facile da affrontare. Si può essere d'accordo o meno con questa scrittrice e la sua teoria. Bisogna leggere per farsi un'idea, leggere per costruirsi una propria opinione. Leggere per capire e a volte per conoscersi meglio. Donne che muovono al proprio corpo una guerra spietata, sanguinaria, spesso clandestina, talvolta inconsapevole. Un incubo continuo.Una follia invadente e debilitante. E le responsabilità cadono addosso come grandine...e fanno male

"Il blu che non è un colore", di Tamara Marcelli





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