STRALCIO.
Un giorno, di primavera, esco di casa e girovago senza meta per le strade della città. Venezia offre valide - e succulente - alternative, contro l'antipatica Monotonia: la pasticceria da Fusco a pochi metri dalla gelateria di Ugo, il bar Rizzoli poco distante dalla panetteria Antico Forno e il classico Don Chisciotte, il mio bar preferito. Ed è lì che mi imbatto per puro caso nel Tipo. Dopo un caffè sorseggiato in tutta intimità, mi porge un tovagliolo e con esso un croissant. Gesticolo lusinghevolmente che suddetto gesto, seppur gradito, non mi aggrada, ma lui si presenta, sfodera un sorriso perfetto allunga le labbra e comincia a parlare. Rimango sorpresa e intimorita.
Sorrido compiaciuta, mi faccio distrarre da pensieri che potrebbero sembrar sciocchi, come ad esempio il suo profumo: afrodisiaco e sensuale. Armani Code, sicuro. E poi mi chiede di far una passeggiata. Passeggiamo tra le viuzze del centro, tra le sue storie passate, gli amori perduti, il padre scomparso, la zia amorevole e il patrigno autoritario. Credo di aver capito che, a parte essere un bel Tipo, sia terribilmente disperato e solo. Beh, qualcosa in comune, no?
Ma, benché cerchi di mantenermi sulle mie, il signor Tipo allunga le mani, le stringe tra le mie e compiaciuto sorride e sorride e sorride a questo scambio. Dopo 4 ore, tre cappuccini, 12 croissant e un numero indefinito di parole vagheggiate in aria, mi chiede il numero e mi accompagna a casa. Preferisco esser cauta, e gli chiedo di incontrarci proprio nel bar dove ci siam incontrati, domattina. Ma lui insiste: ''vediamoci stasera.''
Il tempo di una doccia, un velo di trucco, un decennale mini abito fresco di armadio ed esco, curiosa di sapere cosa capiterà... stavolta. Arrivo al bar. Di lui neanche l’ombra.
Sospetto puzza di bruciato.
Mi siedo in un angolino e rimango lì ad aspettare.
Prima dieci minuti. Poi quindici. Poi venti. Neanche l’ombra di qualcuno simile. Sto per alzarmi, raccogliere le mie cose e dirigermi alla svelta a casa per infilarmi sotto le coperte che... Eccolo.
Sento una strana sensazione di sollievo diramarsi dentro di me all’istante. Per poi incrociare il dubbio, urtare la realtà, sbattere contro un muro. Alto pochi centimetri più di me. Un muro con gonnella rossa e scarpe tacco 15. Mi viene incontro e mi saluta con entusiasmo, mi presenta la Tipa e sorridono all’unisono. Ma che bella coppia.
Che sia la sorella? La figlia? Uhm, meglio congedarsi.
E poi mi fermano: ''perché mai te ne vai?''
Meglio optare per la solita scusa e dileguarsi con il classico e perbene ''ho un impegno'' anziché parafrasare neologismi su quanto questo incontro non mi sembri di buon auspicio che, interrompono i miei pensieri e arrivano dritti al dunque e per un momento, una frazione di momento, un attimo piccolissimo... Svengo.
''Tutto bene?'', domandano preoccupati, e io mi chiedo come sia possibile che, in una città così mastodontica, io debba attirare sempre la solita ''storia''.
''B..b...bene, bene. Vi ringrazio per la gentile richiesta, ma non sono il Tipo.''
Eh, già.
Se ci rifletto un po', non riesco proprio a capire come una coppia consolidata decida di mandar Lui alla ricerca di una donna «interessante, lusinghevole e impacciata» e la scelga, neanche fosse un premio per qualche stupido gioco, per unirsi a loro in una cosa... a 3.
Poteva capitarmi di peggio?
Tutto sommato mia nonna diceva che devo sempre trarne il meglio.
E, in effetti, posso dire di aver imparato almeno qualcosa oggi: se il tipo giusto esiste, di sicuro non è nei paraggi.
La storia è entusiasmante! Sembra reale! Bella! Voglio il seguito!
RispondiEliminaPoteva essere one million di Paco Rabanne :)
RispondiEliminaPoteva essere one million di Paco Rabanne :)
RispondiEliminaOttima narrativa...che scorre molto bene nella lettura invitando il lettore ad appassionarsi e a voler scoprire immediatamente il seguito del racconto....magari la protagonista nella prossima puntata si gira e trova quello che aspettava...
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