Logo blog

Logo blog

domenica 19 aprile 2015

"Frammento di noi" di Julia B.Williams

STRALCIO
L’autobus si arrestò davanti alla fermata. Il sudore mi imperlò il labbro superiore. Non mi accorsi che i miei piedi si mossero da soli, un passo dopo l’altro. Ero a metà strada, quando un clacson cominciò a suonare la sua sinfonia assordante. Era ovvio che fosse rivolto a me. Una sgommata, rumore di pneumatici che stridevano contro l’asfalto. Chiusi gli occhi, l’unico pensiero che mi solleticò la mente fu che quella sera, se l’auto mi avesse colpita, avrei avuto una buona scusa per non presentarmi alla cena. Il clacson continuò a emettere quel suono terrificante, mentre i miei occhi rimanevano serrati. Ero completamente tesa in attesa della botta. Uno sportello che si aprì con forza. Sollevai le palpebre, consapevole di aver scampato il pericolo. Qualcuno mi afferrò per le spalle scuotendomi come una bambola di pezza.
«Ma che cazzo ti salta in mente? Non li conosci i segnali stradali? Era rosso!»
Quella voce mi trafisse come un coltello. Cercai di mettere a fuoco il mio assalitore, ma avevo il sole negli occhi e riuscivo a distinguere solo una figura in ombra. Cercai di separarmi, ma le sue mani erano chiuse a uncino sui miei avambracci. 
«Ti senti bene? Tutto ok?»
Dopo la prima ondata di rabbia la voce cambiò. Sembrava sinceramente preoccupato. nonostante il suo tono denotasse un certo fastidio.
«Sì, sto bene. Lasciami.»
Attraverso le ombre del viso, lo vidi sollevare un sopracciglio sorpreso di ricevere un ordine.
Un’altra macchina suonò mentre stavamo ancora in mezzo alla strada. L’auto dello sconosciuto, parcheggiata diagonalmente in mezzo alla corsia di destra, aveva creato una discreta fila. L’uomo mi trascinò sul marciapiede. Ero ancora intontita, non sapevo per quale motivo, in fondo, non era successo nulla. Mi lasciò lì, mentre gli occhi, ancora ciechi a causa della luce eccessiva, mettevano a fuoco la sua figura. Era fin troppo in forma per i miei gusti. Lo vidi alzare il dito medio verso il passeggero del Suv bianco che lo superò con un’imprecazione. Sbatté lo sportello della Jeep nero fumo, scomparendo dietro i vetri oscurati. Credetti che avrebbe accelerato lasciandomi sulla strada senza aggiungere altro. Contro le mie aspettative, parcheggiò nello spazio adibito ai taxi, proprio di fronte a me. Non gliene importò di aver occupato per metà le strisce pedonali. Lo trovai così estremamente ignorante da essere subito mal disposta nei suoi confronti. “Troppo bello” fu l’aggettivo che mi venne in mente una volta che i miei occhi si posarono su di lui, ormai completamente in grado di distinguerne i lineamenti. Pensai che non era una vera e propria critica. Cercai qualcos’altro. Non c’era nulla di discutibile nel suo modo di muoversi mentre scavallava sicuro l’alto sedile in pelle. La maniera in cui i muscoli allenati si gonfiavano sul quadricipite un passo dopo l’altro, avvolti in jeans scoloriti, non era certo motivo di rimprovero. L’addome piatto che si intravedeva sotto la maglietta bianca tirata sul petto ben formato, non avrebbe mai potuto considerarsi un difetto. Quel tipo era troppo perfetto. Alzai lo sguardo per avere la possibilità di guardarlo in faccia. Era parecchio alto, forse un po’ più di Claudio. Mi sentivo minuscola al confronto. Se avessi continuato a osservarlo in quel modo, mi sarebbe venuto il torcicollo. Due occhi verdi come gemme mi scrutavano al centro di un viso perfetto. Dovetti deglutire due volte per riuscire a spiccicare una sola parola. Quel volto aveva qualcosa di familiare ma non riuscivo a ricollegarlo a niente. Forse era un modello che avevo visto sfogliando le pagine di una rivista. Il sole gli illuminava la corta barba dorata che gli scuriva la mascella squadrata. Le labbra ben disegnate non sorridevano affatto, anzi, le teneva strette in una morsa di ferro. Non cedetti sotto lo sguardo diritto. Sbattei un paio di volte le palpebre non distogliendo però gli occhi. Credeva di intimorirmi? Si sbagliava di grosso, avrebbe dovuto impegnarsi un po’ di più. La luce lo accarezzava enfatizzandone i lati. Forse ero sotto shock, se uno sconosciuto riusciva a imbambolarmi in quella maniera!

Nessun commento:

Posta un commento