STRALCIO.
"I due rumeni del trasloco trafficano vicino al mobile, incominciano a togliere i cassetti. Marta va in soggiorno, si siede sul pavimento polveroso, disegna col dito una casetta col tetto e il fumaiolo, come all'asilo da piccola, e un accenno di bimbetta per mano a due adulti.
"Questo tuo, trovato ultimo cassetto".
Il biondino le allunga una busta chiusa, gialla, medio taglio, di quelle imbottite delle poste."Per Marta"sul retro, con la calligrafia di sua madre.
Soldi, pensa, ne ho proprio bisogno.
Apre, introduce la mano e subito la ritrae, le esce sangue da un piccolo taglio del dito indice.
"Ma che cazzo..."
Reintroduce con più attenzione, afferra, porta fuori, osserva: un mezzo disco nerastro e sbilenco, rigato e liso, un residuo di vecchio quarantacinque in vinile, di quelli da mangiadischi spariti insieme alla sua infanzia; lo guarda perplessa, l'etichetta è scolorita e illeggibile, " Ne me quitt...
Il pezzo di titolo si legge a fatica, si dev'essere quella, la bella canzone francese sentita la prima volta al bar del Conservatorio, e Federica le aveva raccontato che Brel l'aveva scritta in una notte, dopo aver ascoltato sul treno la disperazione di una giovane donna abbandonata dall'innamorato.
Poi vede il biglietto, un semplice foglietto sbiadito: NON TE NE ANDARE, NON MI LASCIARE, SEMPRE CON TE VOGLIO RESTARE.
Sfasata e confusa annaspa per capire, quando, perché e chi ha scritto quelle abominevoli rime da basso napoletano, stantie più della carta che le contiene, e perché sua madre le ha conservate con cura e affidate a lei dopo morta? Perché, proprio sua madre che non aveva mai fatto cenno ad altre storie, ritrosa com'era, e criticava le amiche che civettavano con le figlie sulle conquiste della giovinezza?".

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