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giovedì 25 dicembre 2014

GRUPPO FACEBOOK "Letteratura al Femminile".



Cari lettori e scrittori,
se desiderate partecipare al nostro salotto virtuale, condividendo le vostre passioni, postando pensieri, stralci, opinioni, immagini e articoli, vostri o altrui, citandone la fonte, nell'ultimo caso, o, semplicemente, scambiando due chiacchiere in merito alle tematiche relative all'universo delle Donne, vi invito ad iscrivervi presso il gruppo Facebook "Letteratura al Femminile".
Vi aspettiamo numerosi!
Emma



"IL DESIDERIO SCIUPA I FIORI" di Martino Sgobba



"Gli era sempre stato chiaro che nel desiderio gli amanti non si incontrano, ma si dimenticano di sé. Era fermamente convinto che i corpi che non generano più desiderio sono conoscibili, perché diventano persone che non possono più celebrare il pasto sacro con la nostra carne e il nostro sangue. Il desiderio conosce per assimilazione. Il desiderio è cannibale.

Questi erano i pensieri di Carlo… quando l’aveva guardata alzarsi dal letto e, nuda, raccogliersi e poi tornare per vestirsi. Nella poca luce della stanza, aveva compreso l’opacità del corpo di Bruna. Di colpo, non era più un corpo del desiderio. Era un corpo sezionato dallo sguardo. Un corpo calato nel tempo, nei cedimenti della carne. Ora che il desiderio aveva smesso di nasconderla, chi era Bruna? Appariva la signora borghese, la professionista elegante e raffinata, la donna di buona cultura, di carattere deciso, ma non era più la cicatrice sui cui orli danzare.
Bruna si vestì lentamente, restando di schiena per la durata di tutta l’operazione. Sentiva lo sguardo. Poi si mosse lentamente, per concedere più tempo alle parole che stava per ascoltare. Le avrebbe detto che si sarebbe fatto sentire. Avvertiva l’impazienza di Carlo. Gli si avvicinò e lo bacio sulla fronte. Gli coprì la testa col lenzuolo e scivolò via.
Cercava equilibrio più stabile sui tacchi non abituati alla prima luce del mattino. Dove stava andando? Si osservava riflessa dalle vetrine. Sì. Era ancora bella, vestita. Ma il corpo nudo non superava l’esame di Carlo. Lei l’amava e lui l’aveva desiderata. Quest’ultimo pensiero la sorprese. Lei lo aveva amato e lo amava. La questione era semplice. Sorrise. Carlo non aveva smesso di amarla. Non l’aveva abbandonata, perché non l’aveva mai amata. S’accorse che il passo si era fatto più leggero e negli occhi di un passante si vide nuda e bella".

Martino Sgobba

"Le mie mani" di Mirella Frascolla.


"Alle mie mani voglio pensare
sotto la luce del sole
per dedicare loro
piu' attenzioni e cure.
Esecutrici dei miei desideri
realizzatrici dei miei disegni
impronte vive della mia mente,
tracce visibili del mio umore
silenziose operaie infaticabili
messaggere del potente
linguaggio del corpo.
Le guardo poco
ingrata e distratta
ma a esse devo la traduzione
di cio' che la fantasia
non potrebbe mai realizzare.
Lasciatemi sognare ancora
e affidero' alle mie mani
la costruzione di tutti i pezzi
dei miei sogni".

Mirella Frascolla

"Mille bolle" di Rosa Bizzintino.

Mirto, alle prese con una sorgente fatata e un incontro indimenticabile, Cloe la gallina vanitosa, la capretta Belà e tanti altri personaggi. La fiaba per bambini, la favola della buona notte della tradizione, raccontata con la leggerezza di una giovane autrice. Per mamme, papà e i loro piccoli ascoltatori di racconti.

"Viaggi di una psicologa in crisi" di Grazia Bergamini.

“Più con i piedi per terra, più reale, più connessione con il pianeta. Voglio fare soldi. Così si che avrei tempo per pensare alla spiritualità. I conti saranno stati pagati e la mia testa, in pace. Cambiare i pensieri degli altri è complicato – e non da soldi. Chiunque incroci la tua strada. Non sono io che ho inventato tutto questo. Questo gioco non è mio, dannazione! 
Oltre tutto ciò, chi vuole fare terapia? Nessuno è molto interessato. Le persone pensano che la terapia sia per “pazzi” o per chi ha un problema emozionale molto grave.
Per me è triste vedere che la maggior parte delle persone pensa di sapere tutto della vita e, in realtà, sono immersi nei problemi".

"Viaggi di una psicologa in crisi" di Grazia Bergamini.
Una studentessa di Psicologia, annoiata e piena di dubbi sulla scelta della sua professione, decide di passare tre mesi in India, da sola, per avere uno shock culturale e scuotere la sua comprensione grigia della vita. L´India è appena uno sfondo che rappresenta un viaggio maggiore: il viaggio negli…
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"Mark Twain, siamo figli e figlie di Adamo ed Eva", di Emma Fenu.



E’stata scritta nel lontano 1883, eppure è, ancora, estremamente attuale.

Lui e Lei.

Lei che parla in continuazione; lei che è curiosa e che si pone in relazione con il mondo dando i nomi a tutto, come si fa per i figli generati; lei che non cerca mera utilità pratica nel mondo, ma ne coglie la poesia; lei che infrange le regole e sovverte il monotono svolgersi degli eventi; lei che esige spiegazioni; lei che vive di emozioni e sa perfino piangere senza pudore.

La storia sembra una fra le tante, fin troppo stereotipate, che popolano caterve di romanzi e saggi. E, soprattutto, sembra una scena, a variabile minima, che a molti è capitato di vivere, assai spesso, fra le mura domestiche, seduti sul divano, davanti ad una partita di calcio trasmessa in tv.

Ma questa è la prima storia, e i protagonisti sono Adamo ed Eva, descritti con ironia e sagace analisi dei ruoli, ma anche con romanticismo puro e non melenso, da Mark Twain.

Non cercate nel loro immaginifico "Diario" verità assolute, siamo entità uniche e distinte, a prescindere dalla sequenza dei cromosomi. Cercatevi, invece, quei caratteri universali che, almeno per alcuni versi, accomunano chi condivide lo stesso sesso e lo svolgersi del continuo e proficuo, ma talvolta difficile e perfino buffo, tentativo di comunicazione fra l’universo femminile e quello maschile.

Si è messa a supplicarmi di smettere di andare alle cascate. Ma che male c'è? Dice che è una cosa che la fa stare in pensiero. Mi domando perché; l'ho sempre fatto, mi è sempre piaciuto tuffarmi per l'emozione e per quel fresco che mi procurano. Immaginavo che le cascate servissero per questo. Non hanno nessun'altra utilità, secondo me, eppure devono essere state fatte per qualche cosa. Lei dice che sono state fatte soltanto per il panorama, come i rinoceronti e il mastodonte”.
Dal diario di Adamo.


Copenhagen, dove vivo, e Malmö distano 45 minuti di treno. Si attraversa il ponte e si raggiunge la Svezia. Spesso io e Pietro ci andiamo per concederci una passeggiata, durante la stagione più clemente o durante le festività natalizie.

L’ultima volta che vi ci siamo recati, circa un mese fa, io avevo da poco scritto un saggio di scrittura creativa inerente allo stilare la propria autobiografia. Seduti attorno ad un tavolino, all’aperto, intenti a gustare una bistecca e a sorseggiare una birra, gli ho chiesto di espormi la sua storia, come se si trattasse della propria biografia. Ha iniziato a raccontare. Se la è cavata non male, lo ammetto: è stato bravo.

Scoperto che il rettile sapeva parlare, ricominciai a provare interesse nei suoi confronti, perché io adoro parlare. Parlo tutto il giorno, parlo anche nel sonno, e dico cose molto interessanti”.
Dal diario di Eva.


Ovviamente attendevo, simulando calma e disinteresse, il momento in cui io sarei entrata in scena, nel lo svolgersi del suo racconto. Ho pesato con circospezione ogni sua parola, pausa, gesto, sospiro. Si trattava di un esame spietato, credo che per entrare nel corpo dei marines siano più flessibili.

Poi sei arrivata tu e tutto è cambiato”, ha sentenziato, “hai cambiato il mio mondo, con la tua irrazionalità. E mi sono meravigliato che una persona così fragile fisicamente possedesse tanta caparbietà e tanta abilità nel trovare sempre una soluzione”. Pausa.

Ho cercato di tirare giù dall'albero qualcuna di quelle mele, per lui, ma non mi riesce di imparare a tirare come si deve. Non ce l'ho fatta ma penso che le mie buone intenzioni gli abbiano dato piacere. Sono mele proibite. Dice che mi metterò nei guai; ma perché preoccuparmene se è per compiacere lui che vado a finire nei guai?”.
Dal diario di Eva.

Io gongolavo, lo confesso. Lo conosco abbastanza per sapere che era ignaro di quanto un solo monosillabo non mi sarebbe sfuggito. Aveva parlato per almeno un’ora, lui, che, di solito, non supera i quindici minuti continuativi: non era più in grado di erigere barriere.

Una seconda pausa e poi, in un soffio: “Mi gatita juguetona”.

Chi io??? Gatta sì, non c’è animale che adori di più, ma giocherellona…speravo in un aggettivo più consono ad una donna adulta. Invece, riflettendoci, ha ragione: io ho scoperto, proprio con il passare degli anni, la bellezza del gioco, della vita come scoperta, come sfida in cui l’importante è partecipare e non restare in panchina, per tornare poi a casa, ogni giorno, con le guance arrossate, un ginocchio sbucciato, un abbraccio complice a seguito di una strategia di squadra, una stretta di mano all’avversario, se leale, e una nuova tecnica appresa.

Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere”, scriveva John Gray, alcuni anni orsono. Ma si incontrano sulla terra, per amarsi, completarsi e ritrovarsi.

Dunque ciascuno di noi è una frazione dell'essere umano completo originario. Per ciascuna persona ne esiste dunque un'altra che le è complementare, perché quell'unico essere è stato tagliato in due, come le sogliole. E' per questo che ciascuno è alla ricerca continua della sua parte complementare. […]Allora per forza nella situazione in cui ci troviamo oggi la cosa migliore è tentare di avvicinarci il più possibile alla perfezione: incontrare l'anima a noi più affine, e innamorarcene”.
Platone, Simposio.

Emma Fenu

"Selima" di Franca Adelaide.



Vi offro le pagine conclusive del racconto " Selima", una ragazza straniera alla ricerca della propria identità.

"Per molti mesi Selima e Marco non si cercarono più. Marco aveva
capito, dopo tanta sofferenza, che, in realtà, era stata Selima a
preferire la propria solitudine al suo amore.
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Si sentiva rifiutato, deluso, amareggiato.
E tuttavia ancora innamorato.
Selima si sentiva, malgrado tutti gli sforzi che aveva fatto, la solita
disgraziata di sempre..Adesso voleva ritornare indietro, le sembrava di
aver bruciato le tappe nell’ansia di liberarsi troppo in fretta del suo
destino.
Passarono ancora molti mesi. Marco e Selima erano ancora due
ricordi dolenti l’uno per l’altra.
Marco era andato avanti per la sua strada: studiava Fisica
all’Università e le giornate scorrevano lente, molto lente.
Anche Selima era lungo la via, alla ricerca costante di una strada
che avesse alla sua estremità uno specchio in cui lei avrebbe, alla fine,
potuto riconoscersi, accettarsi e salutarsi gioiosamente come si fa con
le vecchie conoscenze..
Alla fine, ma proprio alla fine della strada, questo specchio
comparve.
Da quanto tempo Selima non si era specchiata!
Aveva sempre “pensato” la sua immagine,mai l’aveva vista
veramente, osservata con cura, con interesse, con quella curiosità che
riservava a tutto ciò che stava fuori.
Si guardò. E all’inizio non si riconobbe. Si fermò un attimo. Si
guardò tutta, con lentezza, con amore…Chi era quella donna un po’ in
sovrappeso, dallo sguardo segnato dal dolore, dagli occhi ancora
lampeggianti d’intelligenza e vivacità?
Chi era quella donna che tanto era simile alle tante donne del suo
Paese, alle tante deprivate, povere e bisognose della Terra in cui era
vissuta da piccola? No. Non poteva essere vero. Lei era diversa. Era
sempre stata diversa, se lo era sentito dentro, le palpitava dentro quel
suo essere lei, lei e basta.
- Certamente…- si disse Selima- Non sono simile a
nessun’altra, è vero. Ma chi è Selima?-
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Lo scoprì solo dopo ancora un po’ di tempo, tra lacrime e
disperazione…e poi rassegnazione e alla fine, solo alla fine, la
comprensione e la rilettura illuminata,a ritroso, di tutto ciò che era
stato. E come potente catalizzatore la vita, il quotidiano che le si
presentava così com’era: imprevedibile, ingenuo, incontrollato.
Nel fiducioso abbandono al fluire dei giorni, Selima crebbe.
Crebbe ancora anche se già aveva quasi 20 anni e capì che sarebbe
ancora cresciuta, che la lunga strada terminata con lo specchio, in
realtà, continuava ancora e ancora…senza fine…
. . . . . . . .
- Ciao, Selima…-
- Ciao, Marco…-
Quella sera, dopo tanto tempo, Selima e Marco cenarono insieme.
Al ristorante scelsero un posticino appartato e, a lume di candela,
cenarono insieme come insieme si erano sempre amati. E si
raccontarono tutto.
E Marco sorrideva nel cuore mentre Selima gustava il cibo e
gustava la vita e le sue parole, beveva i suoi sguardi e si alimentava
d’amore.
Il cielo era stellato ed era bello, dopo cena, fare una passeggiata.
Marco e Selima si presero per mano e abbracciati camminarono.
Adesso erano davvero compagni di viaggio".


Franca Adelaide