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lunedì 5 gennaio 2015

LE STAZIONI DEI TRENI, di Mirella Frascolla.



Le stazioni dei treni contengono
il mondo che sfugge.
Quante storie passano da li',
solo pochissime restano.
Quante vite arrivano, partono,
inseguono, si affannano, incontrano,
ognuna con il biglietto timbrato
in mano.
Sono luoghi destinati al passaggio
preoccupato o distratto di volti
di ogni eta' e provenienza.
Sguardi le consumano,
passi le calpestano,
bagagli le segnano.
La colorata confusione
delle grandi stazioni
fa sempre compagnia,
l'attesa si prolunga in solitudine
nelle piccole.
Ad ogni viaggio un contenitore
enorme di vite, di aspettative,
di speranze, di delusioni,
di progetti, di sogni percorre
chilometri a velocita' invisibili.
Poche parole si spendono nei viaggi,
non c'e' voglia di guardarsi intorno,
dal finestrino scorrono
immagini in movimento,
i pensieri si fermano li'.
Mani che stringono e aprono
porte scorrevoli, un attimo sospeso
prima di ritrovare o lasciare
il marciapiede assegnato
ai viaggiatori.
Luci, colori, cartelle, tabelle,
voci programmate: sembra
tutto meccanico, senza anima.
Solo i nonni che portano
in bicicletta i nipoti
a guardare il passaggio dei treni
mentre raccontano loro
momenti di emozioni,
fanno tenerezza.




Mirella Frascolla

Stralcio di "Di me diranno che ho ucciso un angelo", di Gisella Laterza.



"Ci sono storie che finiscono anche se sono state belle. Ci sono storie che finiscono proprio perché sono state belle. Ci sono storie che è meglio dimenticare, e altre che ci portiamo addosso. Ci sono storie che ricordiamo piangendo, perché ogni storia è unica e irripetibile.
E una volta che l’abbiamo lasciata indietro non la troveremo più.
Ci sono viaggiatori che perdono la propria stella, e stelle che continuano comunque a brillare".

Gisella Laterza

"Dannatamente tua" di Ilenia Di Carlo.

Sinossi:

Dal giorno in cui è venuta al mondo Allyson ha un dono, un dono che le fa paura e che ancora adesso, all’età di diciassette anni continua a rifiutare con tutte le sue forze: è infatti una strega, l’ultima strega Brandon. Non sa esattamente cosa significhi, ma sente di voler restare il più possibile lontana da questa sua oscura natura, che si manifesta quando meno se lo aspetta rendendola assolutamente incapace di controllarsi. È per questo motivo che un giorno si sbarazza del Grimorio, un potente libro di incantesimi ereditato dalla nonna, decidendo di nasconderlo in soffitta e promettendo a sé stessa che mai, per nessuna ragione al mondo avrebbe provato a usarlo. Ma le cose sono destinate a cambiare quando in città arriva Aaron, un ragazzo tanto bello quanto misterioso di cui Allyson finisce ben presto per innamorarsi, tanto da mettere fine alla sua relazione con Bill, atletico capitano della squadra di basket della scuola, per poter vivere alla luce del sole il suo nuovo amore. L’arrivo di Aaron, però, sembra coincidere con una serie di inspiegabili e spiacevoli eventi, che la porteranno a immergersi via via in questo seducente mondo fatto di misteri e magia, mentre una serie di domande continuano ad assillarla senza tregua: chi è veramente Aaron, e perché non sa nulla di lui e della sua vita? Ma soprattutto, per quale motivo si sente così attratta dallo strano ciondolo che il ragazzo porta sempre al collo? L’unica cosa di cui è sicura è che, nonostante i suoi mille dubbi, non riesce più a fare a meno di lui…



"Angeli Dannati", di Giusy Amoruso.



SINOSSI.

Una storia d'amore e di morte destinata a ripetersi per l'eternità di cui Emma, una ragazza di sedici anni, è l'inconsapevole protagonista. Sin dai primi incontri con Ethan, intrigante e oscuro, e Max, dolce e premuroso, nella vita della ragazza cominciano ad accadere strani episodi, inspiegabili, soprannaturali: chi sono questi due giovani tanto misteriosi quanto affascinanti? Da dove vengono e quali sono le loro reali intenzioni?Emma trova le risposte che cerca in un'infinita follia d'amore che supera i confini del cielo e della terra. Ma, intanto, la malvagità è scivolata fra gli uomini e gli angeli, la battaglia finale è giunta alle porte e Max ed Ethan non esitano a schierarsi e a lottare con tutti i mezzi per preservare la fragile Emma. A cosa si è disposti a rinunciare per amore, pur di stendere le pieghe del cuore ...

domenica 4 gennaio 2015

IN UN QUADRATO DI CIELO, di Mary Skellington Greenwood.




"Le cose a volte accadono senza un motivo ben preciso, senza che ci sia un fottutissimo perché.
Così per loro.
Due mondi così diversi, quanto simili.
Complicità.
La semplice unione di due menti, due linee parallele che si incontrano.
Il tempo porta a consolidare certi rapporti, o a far si che evaporino come l’acqua al calore del sole.
E nella semplicità del loro rapporto, quei due, hanno fatto si che il loro gioco segreto fosse fonte stessa del desiderio a cui abbeverarsi nei momenti di totale siccità.
Di totale mancanza.
Mancanza di una carezza, del miracolo di un abbraccio, del semplice sfiorarsi la punta del naso.
Parole, parole, parole.
Poesia per le loro orecchie, orgasmo per le loro bocche, raccontandosi le vicissitudini di una vita intera.
Una data che rimarrà nella storia.
Un incontro tra le loro perverse inclinazioni.
Follia.
Passione senza tempo e senza scampo.
Nessuna causa di forza maggiore avrebbe potuto impedire la loro attrazione, mai effimera, mai banale.
Un uomo maturo, con i suoi problemi e le sue idee, messo a confronto con i sogni e le ambizioni di una ragazza alla deriva.
Apparentemente una ragazza ingenua con le complicazioni dell’età, in realtà, una donna cosciente.
Di tutto.
Tentando entrambi di immortalare le loro emozioni su pezzi blandi di carta, in modo che non vadano perdute, rimanendo prove del loro passaggio, le menti continuano a viaggiare.
Lavorano a tempo pieno, in continuo movimento.
Un amore platonico trasformato in qualcosa di vero.
Realtà nuda.
Come i loro corpi uniti in un’unica entità, con le caratteristiche dell’uno e dell’altra.
Corpi che si vogliono, bramando di calda e tenera passione.
Menti che si allenano, si comprendono, si trovano.
Giochi infantili legati a giochi di abile maestria.
Anni che non si contano, attimi che si vivono.
Si vive alla giornata, prendendo quel che capita, ma quella notte si sono appartenuti.
Forse più di chiunque c’è stato e ci sarà nelle loro vite.
Un ricordo che li terrà svegli una notte senza stelle, sperando di scorgerne una nell’infinità del cielo.
Menti affini.
Che si completano.
Passione.
La parola esatta accompagnata dall’aggettivo perfetta."

Mary Skellington Greenwood


"Un anno all’insegna dei libri: storie su storie fra autori famosi ed emergenti", di Emma Fenu.




Il 2015 è agli esordi.

Dopo i botti e gli auguri, ora ci resta l’emozione di una pagina quasi immacolata, ancora da arabescare con l’inchiostro e di una valigia ancora da riempire, dopo avervi inserito solo un vestito da gran galà.

I lettori appassionati spesso sono soliti stilare, in questi giorni di bilancio, due liste: la prima con i titoli dei libri letti durante l’anno passato e la seconda, decisamente più lunga, perché ha il potere della speranza, con quelli dei libri oggetto di desiderio, che ci si propone di acquistare, o oggetto di meritata attenzione, ossia quelli che si possiedono da tempo ma sono ancora entità sconosciute che riposano nelle librerie, in attesa di una mano che, spostando la polvere, li dischiuda e li consegni ad un nuovo viaggio. Tale elenco può essere vergato su carta, digitato su pc e conservato in una cartella oppure affidato alla propria memoria di ferro, non importa, fra adepti si usa comunque la frase gergale: “metterò in lista”, riferita ad un libro che suscita immediata curiosità solo dopo averne assaporato l’incipit o la trama sommaria.

Io non ho una lista, nessuna delle due. Leggo, in media, due libri a settimana, e li stratifico nella mia valigia, compagna di vita, senza immatricolarli; quanto a quelli che leggerò, mi limito a sceglierli mensilmente, tuttavia, di solito, sono loro che mi vengono a cercare, chiamandomi con il linguaggio senza suoni che gli accaniti lettori captano anche nel brusio della folla. 
Eppure non posso definirmi indifferente ai bilanci. Lo scorso 2014 ha cambiato il mio approccio ai libri, regalandomi, accanto al già posseduto amore per i classici e per autori degni di fama e onore, la curiosità, intellettuale ed umana, di cimentarmi nella lettura degli emergenti. Giovanissimi o di mezza età, al primo romanzo o già con svariate opere alle spalle, supportati da medie o piccole case editrici o autopubblicatisi, alcuni scrittori che non hanno ancora raggiunto un cospicuo successo di pubblico sono una piacevole scoperta. 
Basta abbattere il muro della diffidenza nei confronti di un mercato il quale, non si può mentire, propone, fra le moltissime, opere davvero scadenti, per ritrovarsi fra le mani non solo un capolavoro, ma anche il nome di un autore da poter contattare, magari tramite facebook, e con cui instaurare un’amicizia costruita su un ponte di parole.


Buon 2015 a tutti: vi auguro che sia colmo di libri, quali i pioli di una scala per arrivare sempre più in alto.

Emma Fenu


Il mondo incantato di Bruno Bettelheim, recensione a cura di Mary Skellington Greenwood.





Hi Followers!
E’ una bellissima domenica di sole in questa Toscana che con il tempo ci delude sempre poco: un po’ ventosa, si, ma con una sciarpa e una felpa più pesante, è vivibile.
Venerdì ho dato un esame sulla letteratura francese sulle fiabe del seicento e del settecento.
E’ stato molto interessante vedere come dall’oralità alla stesura stessa delle fiabe che oggigiorno conosciamo tutti, le cose siano cambiate e non poco.
Chi non ha mai raccontato una fiaba ad un bambino?
E a chi, di tutti noi, non è mai stata raccontata una fiaba?

Uno dei due manuali da studiare per questo (lasciatemelo dire: pesantissimo!) esame è proprio Il mondo incantato di Bruno Bettelheim.

Il libro si suddivide in due parti, che possono sembrare benissimo due libri a parte nel solito volume, ma in realtà l’argomento trattato è presente come protagonista in entrambe le sezioni.
Il bisogno di fantasia, lieto fine e speranza in un bambino è ciò che lo aiuta a credere che ci sarà sempre un modo per uscire dalle situazioni, anche quelle più ingarbugliate, che sia con l’aiuto di una fata, o di una pianta di fagioli che cresce fino al cielo o del proprio intelletto, il bambino deve sempre e comunque credere di potercela fare con le proprie forze.
La favola ha un po’ questa funzione: indirizzare chi di dovere verso la giusta direzione.
Ovviamente secondo l’ascoltatore.
In fondo, chi è che può dire cosa è giusto o sbagliato?
Chi è tanto superiore da poter giudicare le rette vie o le scorciatoie?

Per esempio: molti bambini, conoscendo e ascoltando la storia di Cappuccetto Rosso (quella ovviamente romantica dei Fratelli Grimm, con il cacciatore e il lieto fine, perché quella di Perrault del seicento è un po’, come dire, cruda da far digerire a un bambino!) provano pena per questa nonna e questa bambina che vengono divorate, e poca compassione per questo lupo, che effettivamente, ha agito solo ed esclusivamente secondo la sua natura: la voglia e il bisogno di saziarsi.
Pochi pensano che sia invece la bambina che ha compiuto una scelta sbagliata nell’attardarsi a raccogliere fiori e ad allontanarsi dalla via maestra, cosa che invece le è stata espressamente richiesta dalla madre.
Ma anche qui, la colpa non è certo di Cappuccetto Rosso, quanto della famiglia della bambina che non si è preoccupata minimamente di spiegarle i motivi per i quali avrebbe potuto perdersi o imbattersi in sconosciuti a cui non avrebbe dovuto dare relazione.

Ecco: molti genitori fanno l’errore di tenere i propri figli o troppo nella fantasia o troppo nella realtà, mentre questo libro spiega anche ad un adulto in che modo le favole raccontate nella sua infanzia hanno avuto conseguenze nella sua crescita, aiutandolo fornendogli nozioni per crescere al meglio il proprio bambino, né con troppa paura della fantasia né con troppa voglia di inculcargli realtà nella testa.
Il bambino ha bisogno di giocare, di credere che fuori da casa ci siano casette di marzapane, lampade magiche, tappeti volanti o foreste incantate, ma allo stesso tempo ha anche bisogno di sapere che non è Robin Hood, che non può volare con polvere magica e che non c’è nessun orco che vuole mangiarlo.

Interessante come l’autore spiega ai genitori di incoraggiare i propri figli a sognare, ma di farlo con loro: di non escluderli, di non metterli da parte, ma di farli sentire parte integrante di quell’amore che ha dato loro la vita.

I problemi edipici sono da sempre intrinsechi nel bambino: la piccola crede che suo padre sia il suo principe, il bambino che la madre sia la bella principessa che sposerà una volta combattuto il mostro e che gli garantirà il tanto atteso lieto fine.

Ma più di tutto, il punto di vista di quest’autore mi ha lasciata un po’ “sconvolta”: nessuno mai ha pensato che le favole potessero avere anche relazioni sessuali in ambito psicologico, anche perché diciamocelo, quale bambino pensando alle tre gocce che la mamma di Biancaneve fa cadere sulla neve pensa alla prima mestruazione della giovane ragazza che sta diventando donna?
Ma è comunque un altro punto di vista: un po’ che ti smonta tutto ciò che hai sempre creduto, sicuro, però credo anche che bisogna essere consapevoli del fatto che sì, agiamo come agiamo, per istinto o perché ci è stato insegnato, ma chi ci dice anche che ciò che ci è stato insegnato sia giusto o sbagliato?
E torniamo al punto di partenza!

Leggendo questo libro, che se non si fosse capito, ho praticamente adorato e divorato, credo che la cosa più importante del perché certe credenze ci vengano smontate è perché esiste un’età per il gioco e la finzione, dove la fantasia è pane quotidiano, ed età dove la fantasia è bene metterla da parte poiché siamo pronti per apprezzarne la cruda realtà.
Senza ovviamente abbandonare né l’una né l’altra.

Vivere con un piede nella fantasia e uno nella realtà ci aiuta si a crescere continuamente, apprendere e vivere una vita matura data dalla propria età, ma anche a non perdere il bambino dentro di noi.
Che è sempre presente e che sempre sarà con noi.

Associare la letteratura alla psicologia è una figata!

Mary Skellington Greenwood.