Logo blog

Logo blog

venerdì 26 dicembre 2014

"Matto da cremare", di Roberta Amorino


Sinossi

Quando mangi una pizza ti chiedi mai che combustibile sia stato usato per cuocerla? Credi che per fare carriera sia necessario studiare sodo? Ritieni che la morte sia un evento negativo? Questo libro sconvolgerà le tue convinzioni, facendoti approdare sulla spiaggia della risata. Cassio Requiem, lo strambo guardiano di un cimitero, decide di dar libero sfogo, in campo mortuario, alle sue ambizioni, cimentandosi dapprima come disegnatore di corredi funerari e poi come pizzaiolo tutto "particolare", fino ad ottenere un lodevolissimo curriculum ecclesiastico ed accademico. Unico neo: non sa nemmeno eseguire una somma algebrica. A ciò non fa di certo caso Ugo, l'affascinante giovane colombiano che lo ama per ciò che è e non per ciò che vorrebbe diventare. Tra divertenti equivoci e situazioni grottesche e surreali, riusciranno, Cassio ed Ugo, a coronare il loro sogno d'amore? Vincerà l'amore o l'ambizione?

Ritratti di donna, di Giovanna Avignoni.





IL CORPO NUDO DELLE DONNE NELL’ARTE FRA MEDIOEVO E RINASCIMENTO, di Emma Fenu.




Passano i secoli. Variano le ideologie, le forme di governo, i riferimenti culturali, le strategie di comunicazione. Si evolve il concetto di donna e il ruolo che le è proprio nella vita, nel mondo e nella Storia.

Ma l’interesse per le immagini di nudi muliebri, opere di innumerevoli pittori prima e fotografi poi, resta: mutano solo le proporzioni e le pose delle membra, i tratti del viso, la rotondità o la spigolosità delle forme.

Da sempre i corpi femminili sono non solo carne e sangue, ma strumento privilegiato per veicolare precisi messaggi, ammirati per le fattezze ma anche “territorio” in cui uomini hanno combattuto guerre e stipulato paci, dallo ius primae noctis fino agli stupri di guerra.

Seguitemi, ancora una volta, lungo i corridoi labirintici di musei nei quali vi conduco, invitandovi ad osservare i dipinti di bellezze desnude, realizzati nel corso del Medioevo e del Rinascimento.

Non si trattava solo di meri esercizi pittorici e di mero gusto estetico.


La Donna era un oggetto, non un soggetto: un oggetto idealizzato, pregiato, sofisticato e sfuggente, oppure minaccioso, eccitante, pericoloso e demoniaco. Ma, comunque, per definizione, un oggetto che, perché temuto, doveva essere sradicato da tutto ciò che non apparteneva alla sfera dell’irrazionale.

Le “figlie di Eva” sembravano trascinare con sé una condanna segreta: la maledizione di essere incomplete e, pertanto, di dover essere relegate ad una vita dedicata alla famiglia, alla maternità, alla consolazione e all’amore, quest’ultimo solo se nobilitato nel sacrificio e non nell’eros.

I valori maschili, patriarcali erano, al contrario, dominanti, perché connessi alla razionalità del Logos, da cui storicamente è derivato il potere.

L’essenza di tale prototipo del femminile, non percepibile nella sua interezza, si parcellizza in epifanie circoscritte, come un raggio di luce che attraversa un cristallo prismatico. Le immagini figurative ne sono divenute la rappresentazioni collettiva.


In età medievale, a seguito della diffusione della cultura derivata dal Cristianesimo, il corpo venne intenso come sacro tempio dell’anima, che doveva essere, ad ogni costo, preservato da impulsi carnali, forieri di grave peccato al cospetto di Dio.

Eppure gli impulsi continuavano ad esserci. Bisognava cercare un colpevole. Meglio UNA colpevole: la Donna, che sovente, nel periodo, personificava l’allegoria della Lussuria e, perfino, Satana, attraverso il ricorso ad una nudità cruda e morbosa che indugiava nella raffigurazione dettagliata degli attributi sessuali.

Nella donna, in colei che dischiuse il vaso di Pandora e offrì il frutto proibito, tutti i mali del mondo, in primis la morte, trovavano risposta e collocazione.

Soffermiamoci sui dipinti che ritraggono la progenitrice: Eva, prima della colpa, non conosce il pudore ed espone ingenuamente la nudità dei suoi seni acerbi da adolescente e la sua pancia, in cui non vi era stata contaminazione alcuna. Tuttavia, sovente, nella mano destra già impugna, se pur ancora inconsapevole delle irreversibili conseguenze, il pomo da cui la nostra Storia di esseri contingenti prese avvio, strappandoci, con morso, all’abbraccio dell’assoluto.


Poi, tutto sarebbe cambiato. Tutto.

Il Signore chiede ad Adamo: “Chi ti ha fatto conoscere che eri nudo? Non hai forse mangiato dell’albero che ti avevo proibito di mangiare?”. E Adamo risponde: “È stata la donna che mi hai dato per compagna che mi ha presentato del frutto dell’albero ed io ne ho mangiato“.

Genesi, 3, 11-12


Dopo la cacciata dall’Eden, la nostra progenitrice, ormai dannata, è dipinta dai tratti compendiari di Masaccio mentre, ben conscia della vergogna delle proprie carni colpevoli, si presta a celare pube e mammelle, mentre Adamo si limita a portarsi una mano al volto.


La donna, pertanto, era ritenuta complice del demonio, in quanto bruciante di incontrollabile passione e desiderosa solo di sedurre l’uomo per traviarlo, ancora una volta, ancora mille altre volte. Sarà la Madonna, una madre Vergine nata senza l’onta infamante del peccato originale, infatti, a schiacciare la testa del serpente, prima tentatore e, in seguito, complice di Eva.

Tra la fine del Medioevo e l’inizio del Rinascimento, i canoni della bellezza femminile cambiarono radicalmente. Si passò da figure muliebri pallide, diafane, dai seni appena accennati, a dame in carne, con fianchi larghi, candide curve generose, e visi dalle labbra e dalle gote pittate di vermiglio.

La maggior parte dei committenti e degli artisti del tempo non erano certo immuni al fascino delle fattezze delle donne e sfruttarono i soggetti sacri come un pretesto per eccitare la sensualità.

La nudità, in ambito cristiano, divenne, così, sempre più ambivalente: sia emblema della santità, della purezza e della mortificazione del proprio corpo, sull’esempio di Cristo sulla croce; sia simbolo di lussuria e lascivia.


Solo nel XVI secolo esordì il nudo con valenza impudentemente erotica, anche se accettato solo in quanto riconducibile ad una precisa allegoria o alla riproduzione figurativa di episodi mitologici.

Tuttavia, le figure femminili non furono più neoplatoniche espressioni del divino, quali la celeberrima Venere di Botticelli, un’asessuata creatura celeste, dalle linee geometriche perfette, che sdegna l’agitarsi tumultuoso delle umani e basse passioni, o le prestanti figure, sovrumane e distanti, dai tratti di matrice classica, che si devono al genio di Michelangelo.

Ed ecco, quindi, l’apparire di donne vere, come la Venere di Urbino, opera di Tiziano: una fanciulla immersa in un’atmosfera densa di colori caldi, con uno sguardo languido e un’espressione di beata sonnolenza, che pare formulare un dolce invito all’astante.

Non dimentichiamoci che è necessario imparare il linguaggio dei simboli iconografici di una data epoca, per dare parola alle opere d’arte.

Se veniamo invitati in casa di meri conoscenti, il marito potrebbe mostrarci le foto della sua consorte, magari un primo piano o uno scatto che la ritrae durante una vacanza. Ma se esibisse un’immagine in cui la donna disvela un seno, riterremo il comportamento insolito.


Nel Rinascimento, invece, il gesto femmineo appena citato non aveva una valenza erotica paragonabile a quella attribuitagli nei nostri giorni.

Circa 28 anni prima dell’opera di Tiziano, precisamente nel 1506, Giorgione ci fornì uno dei primi esempi di ritratto di una fanciulla che, con grazia, discosta la camicetta e mostra un seno scoperto. Non si tratta dell’effige di una meretrice né di una cortigiana, bensì di quella di una promessa sposa, probabilmente di alto lignaggio, che esprime, in tal modo, le sue doti di virtù e castità e la sua intenzione di addivenire ai propri doveri di madre.

Esporre una sola mammella era, pertanto, un esplicito riferimento alle Amazzoni, che secondo il mito, si univano sessualmente agli uomini solo per generare figli, non per assecondare sconvenienti voglie e basse pulsioni erotiche. Niente di pericolosamente sensuale, dunque, in tali immagini più volte reiterate, ma un sottomesso adeguarsi al proprio ruolo sociale di moglie.

Chi scorge una differenza tra spirito e corpo non possiede né l’uno né l’altro”.
Oscar Wilde

Emma Fenu

"STORIELLE E FAVOLE" di Ilenia Leonardini.

Fantasy, Fantascienza, Epica, Dark, sono solo alcuni degli argomenti trattati dalla bravissima scrittrice Ilenia Leonardini, nella sua nuova opera. Il volume non è solo un florilegio in cui mondi e situazioni si incontrano e si scontrano, ma è un’accurata ricerca etica di ciò che ognuno di noi dovrebbe fare per migliorare. Ogni racconto, oltre alla visione edenica e un po’ onirica, porta con sé comunque una morale e questa non è solo una pausa di riflessione per un pubblico giovane ma è un messaggio per ogni uomo; perché i sogni non appartengono solo agli adolescenti ma a tutti, e tutti possiamo, nel nostro piccolo, cambiare le cose, basta solo volerlo …

Francesco Luca Santo

http://www.lulu.com/…/stori…/paperback/product-21948348.html



PREFAZIONE “Hurricane & Sun”.

“Hurricane & Sun” è un libro sorprendente. Un'opera che si gusta con piacere. L'autrice è abile nel creare immagini forti che trascinano il lettore fino alla fine, in un vortice di eventi ed emozioni che lasciano col fiato sospeso e la sensazione di sentirsi parte del racconto. Dei veri protagonisti!
Hagen e Andreas sono i pilastri portanti di una trama fitta di intrighi; dove il dolore e l'azione si bilanciano in un susseguirsi di eventi unici. Un noir nuovo, dagli aspetti gotici new dark. Dove non c'è posto per le domande ma solo per l'azione. Azione fatta di coraggio e di paura. Azione che è rivalsa per qualcosa che è stato strappato troppo presto dalla vita di due bambini che volevano solo vivere una vita qualunque, fatta di gioie e non di continue paure che trascineranno con sé per lungo tempo.
Questo è l'opera di Ilenia Leonardini, un'autrice che non si risparmia nella scrittura ma che abbandona tutta la sua passione sul foglio come una magia che fiorisce ad ogni rigo con una forza linguistica esplosiva ma anche con un messaggio forte e chiaro: l'amore! L'unica cosa che può, veramente, essere la chiave per aprire anche i lucchetti più difficili!

PREFAZIONE “Dark side…of the sun”. 
Ilenia Leonardini torna con “Dark side…of the sun” il sequel dell’ottimo romanzo d’esordio “Hurricane & sun” che ha ottenuto un buon riscontro di vendite e critiche da parte dei lettori. Tornano Hegan e Andreas, i due fratelli vittime di circostanze e vicissitudini al limite del paradosso, che anche stavolta dovranno lottare per rimanere vivi ed ottenere quella serenità che tanto agognano.
Il volume si fonde benissimo al primo capitolo della serie e l’autrice è abilissima nel cucire addosso ai protagonisti, una storia capace di lasciare il lettore senza fiato fino all’ultimo. Ottimo l’utilizzo del linguaggio che ripercorre i tratti new dark gotici apprezzati nella prima scrittura. Un unirsi e dividersi di sensazioni forti ed emozionanti, rendono l’opera godibile e adrenalinica che porta ad un risultato stilistico e letterario molto buono e affascinante, dunque da non perdere per tutti gli amanti del genere.

"Il mio cuore è tuo" di Marianna Mineo.

Sinossi:
Chloe è follemente innamorata del suo compagno Luke, ha una famiglia che l'adora e un lavoro che le piace. 
Le sembra di toccare il cielo con un dito.Ma il giorno del suo compleanno Luke la lascia sostenendo di non essere più innamorato di lei. La vita di Chloe cambia di colpo, succede l'inaspettato e dovrà affrontare tutto da sola, perde anche il lavoro. Promette a se stessa di non innamorarsi mai più, per lei gli uomini non esistono. Chloe conosce Nick. Per lui sarà un vero e proprio colpo di fulmine, per lei no. Sarà difficile conquistarla. Lei ha creato una barriera insormontabile nel suo cuore che non permette a nessuno di oltrepassare.
Paura di amare ancora.
Paura di soffrire ancora.


Recensioni:
Mi è piaciuto molto perché è un romanzo VERO, uno di quelli che ti fanno sospirare, ridere e piangere seguendo il ritmo delle vite dei personaggi. Adorabile Chloe, bella e fragile, e soprattutto Nick che con la sua dolcezza mi ha fatto sorridere e "innamorare". Un grande in bocca al lupo per quest'autrice giovanissima (ha soltanto diciassette anni!). Sosteniamo la narrativa italiana e gli scrittori emergenti: ne vale la pena.


Una bella storia, fresca che parla di amore, di una giovane donna che messa a dura prova dalla vita, decide di dire basta all'amore; brucia ancora troppo la delusione del tradimento. I progetti però spesso sono destinati a essere sconvolti, questo accade alla protagonista, incontra una persona che le farà cambiare idea, che le mostrerà una strada fatta di sentimenti nuovi e diversi. Fare i conti con se stessi non è semplice, tornare sui propri passi lo è ancora di più... Non parlerò ancora e non mi piace levare il piacere ai lettori di scoprire attentamente la trama; posso dire che la storia è bella e fresca, le pagine scorrono l'un dopo l'altra piacevolmente. Complimenti alla scrittrice che alla sua prima esperienza racconta una storia interessante, senza troppi artifici, che giungono al lettore, lasciando una piacevole sensazione. Brava

"Fragilità" di Fiorella Carcereri.

danza02







"Ogni mia paura,

una tua certezza.

Ogni mia certezza,

una tua paura

Sentimenti

che si reggono

sugli estremi.

Emozioni

che trovano

corrispondenza

nei contrari.

Fragili equilibri.

Il tuo. Il mio".

Fiorella Carcereri

"Come in una bolla" di Giovanna Avignoni.


"Da un po' di tempo quell'antico specchio, ereditato dalla bisnonna, le trasmetteva una certa inquietudine, le restituiva un'immagine di sé che stentava a riconoscere. I cambiamenti sul suo corpo da bambina la impaurivano. .. Quel pezzo d'antiquariato al quale era da sempre abituata, però, avrebbe parlato chiaro, come un amico sincero. Chiaro e tondo, senza mezzi termini. E non mentì, infatti, quando con un 'innaturale indifferenza, così come faceva ormai da qualche tempo, Anna vi passò davanti.Terrorizzata scoprì che una bella ciocca dei suoi capelli biondi e lisci mancava all'appello".

Giovanna Avignoni